Bocciare sbocciare

Castigare, bocciare, selezionare: un déjà vu

Stupisce che una ministra che all’atto dell’insediamento ha dichiarato di voler dialogare ‘con tutti’ si sia subito pronunciata  a favore dei voti in decimi e del mantenimento delle bocciature fin dalla primaria.

Forse non giunge al suo livello la percezione che una scuola che boccia è una scuola che produce quegli alunni di cui parlano i 600 dell’appello: alunni che non sanno argomentare, a cui non si è data possibilità di distinguere accuratamente fra parlato e scritto, non allenati a considerare i testi come organismi dinamici, a cui si richiede di apporre delle crocette  e non si fanno compiere le esperienze fondanti di costruzione dei significati. Una scuola fatta per lo più di lezioni trasmissive è la scuola che può bocciare ‘con scienza e coscienza’ perché misura livelli di adeguatezza e di approssimazione a quanto ha ‘insegnato’. Mentre una scuola della ricerca, della narrazione, della creatività, della discussione è una scuola che si rinnova ad ogni giorno, deve offrire strumenti e cercare di consolidare le competenze in nuce che farà emergere.

  1. I VOTI Non si può parlare di bocciature e insuccessi senza mettere in discussione il sistema di valutazione con i voti decimali. Constatati i danni indotti dal decreto sulla valutazione del 2008 del min. Gelmini che ha reintrodotto i voti, il MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA, ha lanciato nel 2015 la campagna ‘VOTI A PERDERE’ cui hanno aderito venti altre associazioni professionali e di genitori e molti pedagogisti, insegnanti, dirigenti scolastici.

La reintroduzione nel 2008 dei voti ha peggiorato la qualità della didattica e ridotto la valutazione a procedura sommativa, in definitiva  a misurazione, consentendo  di interpretare numeri cardinali attribuiti al singoli come elementi di una scala ordinale, istituendo così graduatorie indebite nelle classi.

Gli effetti sono stati abbondantemente descritti e sono osservabili in molte situazioni scolastiche: riduzione dell’autostima e della fiducia o sopravvalutazione delle proprie potenzialità,  riduzione della motivazione ad apprendere a meccanismi di rinforzo esterno, confronto e  competizione, clima di classe attento al risultato personale  e non alla comune progressione, aggressività, forme di ansietà da prestazione, scarso sviluppo di competenze euristiche e metacognitive, una didattica trasmissiva e banalizzante. I voti non incentivano impegno ma tendenza all’imitazione e alla ripetizione, all’adeguamento a modelli esteriori. Riconoscere il valore di ognuno e l’apporto che ognuno pur con i propri limiti è in gradi di dare è la chiave della motivazione, non disincentiva allo studio, non incoraggia la pigrizia.

2) L’OBBLIGO SCOLASTICO La scuola dell’obbligo, l’intero primo ciclo ( non solo la primaria) ha funzione promozionale e deve garantire a tutti un percorso ottennale unitario e coerente. Permettendo a tutti di sviluppare competenze e abilità strumentali di base. La scuola è un diritto che non può essere subordinato a premi e punizioni. Se interrompe questo percorso tradisce la sua funzione, bocciando boccia se stessa.

Non è indotta ad autointerrogarsi sulle cause degli insuccessi cercando le strategie più efficaci di contrasto dell’insuccesso.

Il segreto del successo e di una valutazione efficace è infatti la revisione della programmazione e della metodologia da parte dei docenti,  non lo scaricare la colpa degli esiti sugli studenti.

3) RIGIDITA’ DEL SISTEMA  : purtroppo il nostro sistema scolastico, con classi formate per età senza  quasi mai la possibilità di organizzare   attività per classi aperte, con un insegnamento che si rivolge a tutti nello stesso modo, a seguito della bocciatura propone il modello della classe precedente che si ripete. Nei primi mesi della ripetenza i bambini bocciati  possono dare l’illusione di stare al passo, poi, se non vengono organizzate attività di insegnamento individualizzato, ricadono nell’insuccesso.

Invece di bocciare, la scuola deve avviare subito attività affidate alla didattica del “fare”, l’ insegnamento individualizzato.(  recupero e potenziamento delle  abilità strumentali di base, offerta di  una varietà di stimoli, lavoro a piccoli gruppi, a coppie, in cui far vedere come si fa e far provare, costruire schemi  buoni modelli,  a partire dal corpo, attraversando le fasi ben descritte da Bruner della manipolazione, della rappresentazione, della simbolizzazione  ).

Non dovrebbe, la scuola, disperdere tempo ed energie preziosi per allenare alle prove INVALSI. Se queste sono prove ‘autentiche’ dovrebbero essere affrontabili con il normale strumentario del curriculum scolastico, non tramite esercitazioni da manualetti.

4) i bambini con la bocciatura perdono i compagni e gli amici che fra l’altro continuano a vedere durante la ricreazione ma che non fanno più parte della “comunità della loro classe”. Questo fatto aggiunge una frustrazione affettiva oltre a quella dell’insuccesso.

5) Perdono la fiducia di base e quasi sempre anche “l’autoefficacia” la cui perdita  provoca una caduta verticale della motivazione. (proviamo a pensare all’ultima competenza che noi adulti abbiamo appreso, che quasi sempre è quella digitale: cosa abbiamo pensato di fronte alla caduta della nostra autoefficacia davanti alle difficoltà, non essendo nativi digitali, senz’altro abbiamo pensato di mollare tutto. I bambini bocciati, che hanno assaggiato purtroppo il sapore amaro dell’insuccesso,  spesso sena cognizione dei motivi del loro scacco, si demotivano irrimediabilmente. Inutile lamentare poi gli alti numeri di dispersione e abbandono negli anni successivi quando siamo noi a prefigurarne le basi)

6) I bambini bocciati spesso vengono “dimessi mentalmente” dai docenti che pensano che non ci sia tanto da fare per loro… (  in classi numerose, con vari problemi all’interno- sono state tolte le compresenze, ore di discipline,  risorse per la progettazione, smantellati i team,.…)

7) ‘BOCCIARE SERVE’? EMOZIONE E CONOSCENZA

Due sono le motivazioni che vengono sostenute:

  • Una versione ‘punitiva’
  • Una versione ‘pietistica’ e compensatoria: ‘hanno bisogno di più tempo’ ‘ a causa delle lacune non ce la fanno, devono recuperare’

Pensiamo alla scuola secondaria di primo grado, l’età più fragile. Il colpo inferto all’identità, alla stima di sé, non può avere effetti positivi. Non è vero che la bocciatura serve a far impegnare di più, si traduce in uno stigma.

Se è vero che lo studio é interesse e passione, non lo si può stimolare o addirittura indurre con la bocciatura. La prof.ssa Daniela Lucangeli dell’Università di Padova,  esperta in meccanismi di apprendimento collegati alle ricerche in neuroscienze, afferma lo stretto intreccio fra il controllo delle emozioni e il pensiero razionale a livello di sistema nervoso. Se l’ amigdala sviluppa un senso di impotenza che lei definisce come ‘appresa’ si genera ansia e  un blocco anche del pensiero e quindi dell’apprendimento.

8) PARTI UGUALI FRA DISUGUALI

Si dice che non è giusto ‘premiare’ chi non studia. Ma non si può considerare  allo stesso modo chi ha interiorizzato la passione per lo studio e chi per motivi diversi non investe energia in questo ambito. Chi ‘sa’ studiare è fortunato, ha già la sua ricompensa nella scoperta del valore della conoscenza ( d. Milani) non ha bisogno di rinforzi esterni.

9) I MAESTRI

In Italia abbiamo molti esempi di maestri che non danno voti e non bocciano., maestri ‘storici’  da Lodi a Ciari a Manzi Gisella Galassi, a maestri dell’oggi,  Lorenzoni, Tamagnini, e tanti altri che   hanno indicato come procedere naturalmente sviluppando le capacità di pensiero dei ragazzi quando troppo spesso la scuola è luogo  e fonte di dispersione del bene più prezioso, il pensiero.

10) SMANIA DI CONTROLLO

E’ paradossale che l’imperativo di bocciare venga da un ordine di scuola verso gli ordini precedenti, dalla secondaria di secondo grado verso la media e la primaria,  come se questo controllo garantisse efficacia e severità: è un rovesciamento del ciclo di vita a vantaggio di che cosa e di chi? per tutelare quale pretesa di eccellenza? Si afferma che la scuola che non boccia ‘fa finta di nulla’. Quando è la scuola che boccia che, facendo ‘parti uguali fra disuguali’ ( d. Milani)  non vuole vedere disuguaglianze, disagi, culture diverse che mal si interfacciano con la monocultura scolastica.

Quando si afferma come nella petizione ‘change.org’ lanciata dagli ex allievi di don Milani che negli scorsi anni gli alunni bocciati alal primaria sono stati 11.866 nel 2015 e 11.071 nel 2016, si risponde con un’alzata di spalle ‘APPENA il 2%’ ( evidentemente una scuola poco seria che non sa e non vuole scremare da subito).

E’ evidente l’intenzione malcelata di avere al passaggio alla secondaria un’utenza già selezionata: il lavoro ‘sporco’ ai livelli bassi.

Quando invece ogni ordine di scuola deve assumersi le proprie responsabilità, prendersi cura degli studenti che ha, di tutte le differenze che rendono una classe un gruppo da modellare e trasformare in comunità di apprendimento, non in somma di individui, senza indebiti riversamenti di aspettative sull’ordine di scuola precedente con pretese di adeguamento ai propri standard. La pedagogia non è un imbuto a rovescio.

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